Quante volte ho percorso la strada che costeggia il mare di Cutro
mare Jonio, “Porta dell’Europa”. Mi sono inebriata per l’azzurro, dalle mille sfumature…
Mare e cielo, riflessi in un enorme specchio di luce!
La musica dello sciabordio delle onde e della risacca
attutivano tutti gli altri suoni…
Due volte al giorno, per dieci lunghi anni e, quando portavo gli alunni sulla spiaggia
per parlare di storia, di letteratura, erano attenti e felici
per le visioni che scorrevano davanti ai loro occhi e che si spingevano lontano
lontano, dove cielo e mare si abbracciavano!
I pescatori erano felici per la quantità e la qualità di pesci pregiati
che saltellavano nelle reti:(aragoste, saraghi, spigole, cernie).
Ora, non riconosco più quei luoghi, spiagge invase da frammenti di legno, ammassi di poveri oggetti: scarpette,
cappelli e stracci sparsi sulla sabbia, bianca come il latte.
Poveri corpi feriti, soffocati dalla sabbia penetrata nella bocca e negli occhi!
Un paese del profondo Sud, di cui nessuno conosceva il nome è ora alla ribalta della cronaca.
Questi luoghi vivono solo in estate; il mare accoglie tutti e, i bagnanti rimangono sulla spiaggia fino a tarda sera.
Il mare terso, l’aria pura, dilata le narici per sazietà di purezza e, i prodotti della terra sono incontaminati e deliziosi!
Gli abitanti condividono il dolore delle madri e dei figli, rimasti soli.
Il mare è ora, un grande cimitero, luogo improprio per gente disperata che chiede aiuto e conforto!
La terra promessa, l’Europa, è lontana, non vede e non sente.
Si poteva evitare? Nessuno lo sa!
