IN PIEDI SIGNORI!

La storia è costellata da aberranti delitti perpetrati nei confronti della donna.

 Quanto dolore e quanta ferocia! Violenze inenarrabili…troppo spesso la donna viene considerata “oggetto senza valore alcuno, da gettare via o, addirittura, da ardere come torcia!”

Dal tempo dei tempi la donna viene usata, abusata, venduta, straziata, uccisa.

 Le donne prede, bottino di guerra.

Ancora oggi, le yazide, nord Iraq, vengono rapite dai miliziani di Al Baghdadi e donate ai combattenti per essere stuprate; molte di loro sono ancora fanciulle! E i soldati jugoslavi di Tito che violentarono centinaia di ragazze italiane e ne buttarono i corpi nelle foibe?

La violenza contro la donna è la manifestazione dello status di potere dell’uomo nei riguardi della donna (art. 18-’95 piattaforma per l’azione siglata a Pechino al termine della IV Conferenza delle Nazioni Unite, dedicata ai diritti delle donne e delle bambine).

Grazie alle traumatiche testimonianze delle donne, in merito alle violenze subite, i tribunali internazionali, istituiti ad hoc per punire i reati di genocidio commessi nella ex Jugoslavia e in Ruanda riconobbero come crimini di guerra (’93 e ’94) e crimini contro l’umanità, anche i crimini sessuali compiuti da militari quali: abusi, stupri di massa, riduzione in schiavitù sessuale, gravidanze forzate.

Di fatto esisteva già la convenzione di Ginevra (art.4, 1949), ma non venne mai applicata.

Venne applicata solo nel 2001, per la prima volta, allorquando tre miliziani serbo-bosniaci, furono condannati dal tribunale penale internazionale, in quanto rei di aver commesso crimini contro l’umanità e violentato numerose donne bosniache.

Il 19 giugno 2008, una risoluzione del consiglio di sicurezza dell’ONU, riconobbe che lo stupro di massa è una tattica di guerra e un pericolo per la sicurezza internazionale”. Donne e ragazze sono bersaglio di violenza sessuale; il fine è quello di umiliare, dominare, instillare paura, disperdere o riallocare forzatamente civili di una comunità o di un gruppo umano.

Per tal motivo si chiede l’immediata e completa cessazione di atti di violenza sessuale perpetrati contro civili durante conflitti armati.

                                                            

 

 

                                                                      

                                                                                    

                                                                             2)

                                                                               

In anni recenti, la convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti della donna e la violenza domestica (Istanbul 2011, ratificata in Italia nel 2013) ricorda nel suo preambolo” le ripetute violazioni dei diritti umani, nei conflitti armati, che colpiscono in particolare le donne sottoposte a stupri diffusi, a  violenze e il potenziale aggravamento della violenza di genere, durante e dopo i conflitti”.

La domanda che ci si pone è come punire le violenze sessuali  agite con ferocia da terroristi jiadisti, in vari luoghi, soprattutto contro donne e bambini, dal momento che il califfato è una conformazione politica diversa dai tradizionali stati nazionali in guerra.

Ci sono storie di ragazze yazide, minoranza religiosa ( che fonde le tradizioni dello gnosticismo e zorotraismo con credenze religiose animiste preebraiche e preislamiche), rapite, stuprate, convertite forzatamente, date ai yidaisti al fronte e poi vendute come schiave. Diventano schiave sessuali agli ordini di uomini votati al martirio, che vanno a combattere o che, a breve, si faranno esplodere.

Il califfato giustifica anche il traffico degli organi dei prigionieri che, anche post- mortem, diventano strumento di lucro, per il finanziamento dello stato islamico.

La Shaaria coranica viene strumentalizzata e sottomessa alle logiche di potere totalitario dei governanti, a scapito delle vittime.

La lotta contro la schiavitù sessuale e la battaglia contro il commercio di organi umani, sono solo alcuni tra i maggiori obiettivi, umanitari e penali, che la comunità  internazionale e anche il mondo islamico non integralista, intende perseguire!

                                                                                     3)

Andromaca, Saffo, Clelia (consegnata dai Romani a Porsenna); Camilla (guidò la cavalleria dei Volsci dopo lo sbarco di Enea); Giovanna d’Arco, Caterina Sforza ( tenne testa al diabolico Cesare Borgia).

 Artemisia Gentileschi ( Roma 1593- Na 1653)

Pittrice, figlia del pittore Orazio Gentileschi. Fu affidata dal padre all’artista Agostino Tassi perché le insegnasse le tecniche delle  arti pittoriche. L’uomo l’abuso’ e,  nella Roma del seicento, Artemisia lo denunciò: ” serrò la camera a chiave e, dopo serrata, mi buttò su la sponda del letto, mi mise un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi”.

Ella sfidò il bigottismo, l’ipocrisia e i pregiudizi del tempo declinato al maschile. La sua rabbia si manifestò nei suoi dipinti come possiamo vedere nella” Giuditta che decapita Oloferne”. Donna consapevole ha esorcizzato la violenza con l’arte!

 La giovane Beatrice Cenci  (Roma 1577-1599)

Figlia del conte Francesco Cenci, dopo la morte della mamma, visse in convento fino all’età di 15 anni. Rientrata in famiglia trovò un padre violento e manesco che abusava ripetutamente di lei. Con la complicità dei fratelli e della matrigna Lucrezia decise di uccidere Francesco. Il lungo processo si concluse con la condanna a morte.

 Beatrice fu decapitata con un colpo di spada, nella piazza di Castel Sant’Angelo. Divenne un’eroina popolare.

Isabella Morra (Favale mt 1520-1546)

Riscoperta nei primi del ‘900 da Benedetto Croce, morì per aver vissuto in un’epoca che considerava la donna intellettualmente inferiore all’uomo, in un paese in cui come scrisse Carlo Levi, nessuna donna poteva frequentare un uomo, se non in presenza di altri.

 Isabella ci ha lasciato una storia che è lo spaccato del suo tempo e della sua terra, la sua poesia contiene quella immediatezza passionale e quell’abbandono al sentimento che sono la virtu’ della migliore poesia femminile (B. Croce). Fu uccisa dai fratelli, rozzi ed ignoranti che mal sopportavano la sua superiorità morale e culturale.

Ipazia d’Alessandria  (IV-V sec)

Filosofa e scienziata, la sua cultura umiliò il mondo maschile e il vescovo disse:” sia lapidata a morte!” Ipazia, grande studiosa di scienze matematiche, si distinse nell’astronomia. Pallada disse” Ipazia sacra bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente cultura” e Gemma Beretta :”verso il cielo è rivolto ogni suo atto”. Amore per l’astronomia e la tensione filosofica, inventò l’astrolabio, l’idroscopio e l’aerometro. Cirillo, vescovo d’Alessandria, fu responsabile dell’atroce delitto.

                                                                                     4)

Socrate Scolastico disse: giunse a un tale grado di cultura che superò tutti i filosofi contemporanei. L’invidia si armò contro di lei e, mentre tornava a casa, fu trascinata in una chiesa, le furono strappate le vesti e fu uccisa a colpi di conchiglie affilate, fatta a pezzi e trascinata nel fuoco.

Dopo questo excursus storico vediamo cosa accade in Italia ai giorni nostri, qual è l’atteggiamento del mondo maschile verso la donna.

 Quanti episodi di violenza ci vengono raccontati continuamente dai media e quanta brutalità si diffonde nelle nostre famiglie, con conseguenze tragiche anche nei confronti di bambini innocenti che dovranno, per tutta la vita, fare i conti con ricordi raccapriccianti.

Sono più di tremila le vittime di femminicidio in Italia, dal 2000 ad oggi.

Una piaga sociale che, dopo una leggera flessione del 2017, sta tornando sugli stessi livelli degli anni passati. L’ultimo rapporto di EURES, pubblicato a novembre 2017. Ha fornito dati preoccupanti.

Il 37,1% degli omicidi italiani, è un caso di femminicidio e, nel 50% dei casi, l’aggressore è il partner della vittima o l’ex fidanzato. Nel 77% dei casi di femminicidio, ad uccidere è stato un familiare.

 I principali motivi sono: possesso e gelosia, seguiti da isolamento e disagio sociale. Nel 44% dei casi, la vittima aveva denunciato il suo assassino e non aveva ricevuto adeguata protezione. Dall’ultimo rapporto EURES, aggiornato al 2017, i femminicidi sono in aumento al nord e in forte calo al sud. Le prime  regioni italiane per femminicidi, nel 2017, sono state: Lombardia, Veneto, Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Lazio. Nei primi 10 mesi del 2017, le donne vittime di omicidio volontario, sono state 114 e confermano il trend del 2016, documentato dall’ISTAT: 149 uccise nel 2016.

 Il presidente ISTAT Giorgio Alleva, ha presentato i dati preoccupanti alla commissione parlamentare d’ inchiesta sul femminicidio al senato. Anche quelli diffusi dalla procura di Genova ci dicono che più della metà dei fascicoli per maltrattamenti in Liguria, viene archiviata.

Per questo motivo, a Milano, il 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, sulla facciata di palazzo Pirelli, verrà proiettata la scritta” non sei più da sola”. La Lombardia, dal 2011 al 2017, ha stanziato 11 milioni di euro, per creare strutture di accoglienza e supportare le donne vittime di violenza. Più di quattromila, nei primi sei mesi, si sono rivolte ai centri antiviolenza lombardi.

                                                                                  5)

Dei 149 omicidi commessi nel 2016, quasi 3 su 4 sono avvenuti in ambito familiare;  59 donne sono state uccise dal partner, 17 da un ex partner e altre 33, da un parente.

Nell’ultimo decennio, su tutto il territorio nazionale, la quota di omicidi avvenuti in ambito familiare, ha oscillato dal 62,7% nel 2010, al picco del 77%, nel 2014, per poi scendere al 73,2%, nel 2016.

La violenza contro la donna è un fenomeno complesso perché si sviluppa soprattutto negli ambienti familiari, dove la donna dovrebbe sentirsi più sicura e dove può trovarsi ad affrontare, in solitudine, una situazione davvero drammatica.

 Questa forma di violenza ha spesso un impatto devastante sulla salute psicofisica della donna. Le ragioni per le quali questo fenomeno rimane in ampia misura sommerso, sono da ricercare nella prossimità con cui l’autore dei crimini che, in 3/4 dei crimini è il partner,  nelle complesse e contrastanti reazioni emotive e psicologiche che la violenza episodica o reiterata, innesca nelle vittime.

Troppo poche le denunce. L’ISTAT ha stimato che, nel corso della propria vita, poco meno di 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni, quasi 1 su 3, ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale ( dalla molestia al tentativo di strangolamento o lo stupro). Il 5,5% delle donne ha subito violenza dall’attuale compagno e, quasi il 20%, da partner del passato. L’ISTAT identifica negli ex, gli autori del 63% dei casi di stupro.

Dal 2012 al 2017, in Liguria sono stati circa 1100 i fascicoli per maltrattamenti, arrivati alla chiusura. Di questi: 300 riguardano rinvii a giudizio ordinario, 140 sono andati a giudizio immediato e 6 casi si sono chiusi con un patteggiamento.

 Tutti gli altri sono stati archiviati oppure sono finiti con un  proscioglimento davanti a un giudice per le udienze preliminari. Sconcertante…la motivazione? Sono ancora moltissime le donne che, per paura o per reticenza, davanti agli investigatori, ritrattano i maltrattamenti subiti. La paura porta a lasciare in libertà più della metà degli uomini indagati.

I figli delle vittime sono vittime due volte! Nel 69% dei casi i bambini sono coinvolti direttamente. Il 25% dei partner violenti ha assistito alla violenza del padre sulla propria madre e, arriva al 35,9%, se ha subito violenza fisica da parte dei genitori.

Una vera e propria strage di genere dunque. Più di tremila donne non sono più tra di noi, semplicemente perché  il loro cammino ha incrociato quello dei loro carnefici, senza che riuscissero a riconoscerli o a liberarsene in tempo utile.

In Italia, in media ogni 2 giorni, la vita di una donna viene spezzata dalla violenza di un uomo, il suo uomo, nella stragrande  maggioranza dei casi.

Elemento centrale del movente che spinge questi soggetti all’escalation è quasi sempre lo stesso: l’abbandono, reale o presagito poco importa…da parte di una donna colpevole di volersi liberare di loro, della loro immaturità, della incapacità di amare, della sete spietata di controllo, fondamentale per mettere a tacere tutte le loro molteplici fragilità.

                                                                                  6)

 L’Italia detiene il primato europeo, da oltre dieci anni, per i delitti di tale matrice. Certo un modo orribile di primeggiare. Del resto, nel nostro paese, il delitto d’onore è stato eliminato, dall’ordinamento giuridico, solo nel 1981.

Quando si muore, in famiglia, due volte su tre a morire è una donna, per mano del proprio partner. La follia, purtroppo, non ha nulla a che vedere con questa barbarie; nemmeno il 2%, dopo accertamento psichiatrico-forense, viene considerata.

Per le future vittime l’inferno comincia molto prima.

Questi uomini cominciano con l’isolare la vittima, in tal modo è più facile colpirla, umiliarla, violarla, assoggettandola a se’ fino a trasformarla in una copia sgranata di se stessa, fino a convincerla di non avere scampo, che non esistono alternative e che, in fondo, lei le merita le percosse, gli insulti, i soprusi.

 Convincono la loro preda che non vale nulla e così, la vittima si convince che il suo carnefice agisce a fin di bene e lei è sempre pronta a perdonarlo, non riesce a separarsene fino a quella volta di troppo in cui il suo cuore smetterà di battere e qualcuno inciamperà sul suo cadavere.

Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo a che fare con moventi di matrice affettiva (pseudo-affettiva) come la gelosia e la possessività, progressivamente sempre più morbosa e pervasiva al punto da far riconoscere, ovunque, segni tangibili del tradimento da parte della partner o della sua volontà di troncare la relazione, di abbandonarlo, fino a far maturare, nell’assassino, la volontà di riscuotere il suo letale tributo di morte.

 Ma il possesso è un sentimento dalla base piuttosto precaria perché la persona che si ritiene illusoriamente di possedere, in realtà conserva sempre il potere di scegliere, di smettere di prestarsi al solito grottesco copione e decidere di andarsene.

La scelta di uccidere, in questi casi sembra essere l’unico modo, per l’assassino, di mantenere l’assoluto controllo sulla partner.

Inoltre non bisogna dimenticare tutta una serie di omicidi maturati all’interno della coppia, non già per motivi passionali ma per l’ottenimento di un vantaggio economico importante o di un’appetitosa eredità.

In altri casi, il movente attinge copiosamente da certe carenze a carico della struttura di personalità. In questi casi l’omicida presenta, già da tempo, disturbi psichiatrici gravi come: disturbi dell’umore, una grave forma d’ansia o di depressione.

 In questi casi l’abbandono da parte del partner, reale o presagito, diventa una condizione sufficiente per decidere di uccidere, spesso anche se stessi dopo il partner.

                                                                                 7)

 Allora si uccide anche per l’incapacità di pensarsi da soli ad affrontare il futuro. In questo caso si parla di cortocircuito abbandonico in grado di fagocitare sia la vittima sia il carnefice, vittima a sua volta della propria fragilità.

 Certo ci sono molti modi di morire, anche continuando a respirare…morire di paura e di solitudine, morire di disperazione!

 Un immenso fiume di orrore attraversa le famiglie italiane e conta sulla complicità silente e omertosa di chi sa e non fa nulla.

 Di chi quando sente urla e pianti provenire dall’appartamento accanto, non fa altro che alzare il volume dello stereo o del televisore.

 Di chi non fa domande perché in fondo tra moglie e marito…e, anche quando incontra la vicina col viso pesto e livido, che racconta di aver sbattuto contro lo sportello del frigo..

.di chi accetta per codardia e “quieto vivere” che una donna venga annientata solo perché non deve permettersi di alzare la testa, di dire no, di mettere troppo sale nel cibo o di rivolgersi ad un giudice.

Di chi permette che questi aguzzini continuino a tormentare le loro donne e i loro figli, per anni, nonostante le denunzie, senza neppure aprire il fascicolo.

 E’ su tutta questa gente che il maltrattatore, il persecutore, il futuro assassino sa di poter contare.

Già da molti anni la ricerca scientifica, in materia di violenza domestica e femminicidio, ha individuato una serie di indicatori di grave rischio, all’interno di questi scenari.

Campanelli d’allarme che purtroppo non vengono ascoltati.

Tra questi, di fondamentale importanza è la” recidiva”, cioè precedenti di violenza a carico di altre donne a cui il soggetto è stato legato in passato. Dopo la prima aggressione, bisogna immediatamente liberarsi di questi orchi i quali non cambiano ma addirittura peggiorano.

Bisogna denunciare ed eventualmente querelare e correre a gambe levate.

Altro indicatore da tenere in considerazione, riguarda la minaccia di morte e/o suicidio da parte di questi soggetti.

 Quando si arriva alla formulazione di una minaccia etero o auto diretta, è evidente che si è prossimi all’escalation finale e si è già oltre la soglia di sicurezza.

 Queste persone non si proiettano più in un futuro e non hanno più nulla da perdere. Per sedare le proprie ansie ed angosce, scelgono la via dell’annientamento. A volte descrivono addirittura le modalità: ti metto le mani al collo finche’ diventi blu…a volte lo ripetono anche davanti ai figli; chiaramente il rischio è assoluto.

                                                                                  8)

A volte si presentano rischi predisponenti e favorenti come la perdita del lavoro, la crisi finanziaria e la famiglia diventa “ultima spiaggia” attraverso la quale mantenere il controllo sulla propria esistenza, spesso segnata da una serie di fallimenti all’esterno delle mura domestiche.

Per questi uomini, il controllo totale sulla propria donna rappresenta l’ultimo baluardo nella loro misera esistenza, per conservare una sorta di autostima.

 L’abbandono, da parte di quest’ultima, reale o presunto, per loro è inaccettabile. Non rimane che uccidere, per non perdere il ruolo di dominatori incontrastati della vita altrui.

Si può uccidere per amore?

 La risposta è si, ma per amore di se stessi!

 Ogni offesa deve essere lavata con la violenza. La partner è un mero oggetto da esibire alla guisa di un abito firmato e serve a dimostrare a se stessi e agli altri di valere!

Questo tipo di amore fragile e autoreferenziale è capace di uccidere!

In Italia il decreto legge approvato l’11 ottobre 2013, approvato in senato contro la violenza sulle donne, ha lo scopo di prevenire la violenza di genere

– proteggere la vittima

– punire severamente i colpevoli

Norme più importanti:

-pene più severe

-arresto obbligatorio in flagranza

-obbligo del braccialetto elettronico

-allontanamento dal coniuge violento da casa

-querela irrevocabile

-corsia giudiziaria preferenziale

-patrocinio gratuito

-vittime informate sull’iter giudiziario (la vittima sarà informata della scarcerazione del denunciato).

                                                                       9)

Ispiratore di questo convegno è un grande filosofo cattolico, teologo e membro della Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo: Cornelio Fabro.

Egli nutriva una grande ammirazione per la donna e diceva: la bellezza è un dono di Dio, non una tentazione diabolica!

La donna è superiore all’uomo per sensibilità e capacità d’amare. Non a caso solo la donna può essere madre!

“La bellezza femminile, sublimata dalla maternità, è il segno della grandiosità di Dio”.

Per questo uomo di grande spiritualità, il diritto rappresenta la garanzia sociale della dignità umana e, il concetto di dignità umana è a fondamento del concetto di responsabilità giuridica, rientra quindi nel concetto di giustizia!

Questo grande filosofo dell’essere è il garante della libertà e della dignità umana come primo bene assoluto.

Tutti i fenomeni sociali lesivi di essa, tra cui il maltrattamento della donna, sono considerati fenomeni esecrabili!

Carl Gustav Jung,  grande filosofo, antropologo, psicanalista svizzero, afferma “quando si educa un uomo, si educa quell’uomo, quando si educa una donna, si educa una intera generazione”!

E ancora Fabro: lo sguardo è la chiara espressione dell’anima e, anche dalle fattezze fisiche, traspare la bellezza interiore!

“L’amore è la struttura più profonda dello spirito e, solo la donna è capace di raggiungerlo pienamente, a prescindere dall’appartenenza sociale!

La grandezza di questo uomo non ha confini!

Roma 21 novembre 2018                              Carmela Costanzo

                           

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