La Resilienza…corpo e psiche non vanno separati
“Corpo e psiche non vanno separati. Eppure molti medici lo ignorano ed è proprio per questo che sfuggono loro così tante malattie: perché non vedono il tutto” (Platone) Abbiamo già accennato alla relazione tra valutazione cognitiva e risposta fisica allo stress. Citiamo allora Claudio Bastrentaz il quale ha scalato due volte l’Everest e, una volta, ha raggiunto la cima addirittura senza ossigeno. Egli era sceso con gli sci da molte pareti nord delle Alpi tra cui il Couloir Coutrier sull’Auguille Verte, la Tour Ronde e, in pieno inverno scalò in solitaria, la parete nord del Cervino. Altra impresa ardua e solitaria: una nuova via sulla cresta Ovest del Changtse(7500m.) in Tibet. Ora, se pensiamo il nostro atleta su una parete vertiginosa, comprendiamo che lo stressor è la percezione del vuoto. La paura del vuoto è innata ed ha un valore evolutivo di salvaguardia della specie: se i piccoli dei nostri progenitori scimmieschi che trascorrevano gran parte del loro tempo sugli alberi non avessero istintivamente risposto con ansia alla percezione del vuoto, l’evoluzione umana si sarebbe arrestata ad un cumulo di scimmiette agglomerate, ai piedi della vegetazione. Un celebre esperimento, costruito da J.Gibson negli anni sessanta, ha dimostrato che un lattante, posto su una lastra di vetro che collega come un ponte due tavoli separati da un mini-precipizio, non solo percepisce il vuoto ma si ritrae dalla voragine e si rifiuta di attraversare la lastra di vetro, anche se dall’altra parte la madre lo chiama. Gli alpinisti che non hanno paura del vuoto sono una leggenda, anche se esperti avvertono l’ansia collegata all’esposizione al vuoto. Tuttavia sono in grado di gestire questo tipo di emotività e pensano: l’ho già gestita molte altre volte, è tutto sotto controllo, ce la posso fare! Una valutazione cognitiva del genere, che avviene nell’arco di un istante porta a una serie di risultati: lo stato emozionale che il soggetto si trova a vivere è quello di un’ansia addomesticata, una stato di allerta che si può controllare. Madre Natura ha inserito dentro di noi (vertebrati non solo umani), una specie di software biologico, finalizzato ad aumentare le probabilità di sopravvivenza in caso di minaccia. Il fenomeno è stato definito “Reazione di Lotta o Fuga”(Fight or flight Response o FFR); di fronte ad uno stimolo emozionale connesso alla percezione di una minaccia, alcuni centri nervosi provocano il rilascio del sangue nelle catecolamine. Si tratta di una famiglia di ormoni e, il più celebre è l’adrenalina. Il risultato è che l’animale viene così istantaneamente preparato a fuggire o a lottare, cioè ad agire in modo molto intenso. Tra gli effetti della FFR, un istantaneo aumento di zuccheri nel sangue( per rendere disponibile all’organismo energia necessaria per compiere sforzi eccezionali), il cuore accelera per rifornire i muscoli di ossigeno e prepararli all’azione, la ventilazione diventa più frequente e il tono muscolare si innalza, il sangue si allontana dalla cute( una forte emozione fa impallidire) e arricchisce le fibre muscolari; spesso aumenta l’attività intestinale. Se uno stormo di uccelli viene spaventato, essi si alzano velocemente in volo e, il loro intestino si libera istantaneamente. Madre Natura ha previsto che un alleggerimento istantaneo consentisse maggiore velocità di fuga per la sopravvivenza. Per gli uomini è tutto cambiato, le fonti di minaccia sono cambiate: non più pericoli concreti, fisici, materiali ma minacce più astratte, immateriali: l’insuccesso, l’ingorgo nel traffico, i cattivi rapporti umani etc. Viviamo in una società piena di regole, di divieti, di prescrizioni…ma la nostra struttura cerebrale è rimasta la stessa e, di fronte a tutti gli impedimenti, a tutte le minacce dobbiamo tenere a freno il cervello rettiliano, che è lo strato più antico e profondo cioè la nostra eredità dai progenitori più lontani si occupa dei comportamenti stereotipati, legati alla sopravvivenza (neuro-scienziato Paul Mac lean). Una recente scoperta ci informa che la responsabilità dell’ulcera è legata a un batterio che trova terreno fertile in quanto l’inibizione all’azione crea uno stato infiammatorio della mucosa, terreno fertile e privo di difese. Anche l’ipertensione ha la medesima origine infatti, l’inibizione prolungata comporta la secrezione ininterrotta di ormoni come la noradrenalina, che favoriscono l’ipertensione attraverso la compressione arteriosa cronica o il cortisolo che abbassa le difese immunitarie. Il cortisolo, ormone prodotto nel surrene, è uno dei principali ormoni dello stress perché la sua secrezione è sensibile agli stimoli emozionali e alle situazioni stressanti .
Carmela Costanzo